COMUNE DI GRIGNO

Storia del comune

CENNI STORICI

Le origini

Il territorio del comune di Grigno offre ampie testimonianze del periodo preistorico, in particolare del periodo paleolitico superiore; due sono i siti di primaria importanza: il Riparo Dalmeri e la Grotta d'Ernesto.

Il Riparo Dalmeri, eccezionale esempio di sito in riparo sotto roccia in quota, si trova a nord della piana di Marcesina, a quota 1240 m. I ritrovamenti effettuati hanno permesso di datare l'occupazione umana del riparo all'età tardo glaciale (paleolitico finale 11000-12000 anni fa).

L'ottima conservazione di resti di caccia e pesca in osso hanno permesso di delineare chiaramente molti aspetti del modo di vita dei primi cacciatori alpini, delle modalità d'utilizzo dei territori montani, dell'organizzazione dell'abitato in riparo, dell'economia, della produzione artistica e infine della spiritualità. Lo studio dei rinvenimenti ossei ( appartenuti prevalentemente a stambecchi) ha permesso, grazie all'individuazione dell'età di abbattimento degli animali, di stabilire che il riparo era abitato soprattutto in estate e autunno. Nella parte più interna del riparo sono stati rinvenuti i resti di antichi focolari, delimitati da pietre e infossati.

Appare inoltre evidente l'impronta di una capanna, probabilmente chiusa da una struttura sostenuta da pali. L'eccezionalità del sito è dovuta inoltre al ritrovamento di molte pietre dipinte con ocra rossa; su queste appaiono evidenti figure di animali stilizzati, elementi geometrici e figure antropomorfe. Altro sito archeologico di estrema importanza è la Grotta di Ernesto. La grotta, situata a 1165 m. di altitudine, si sviluppa per 65 m. nella roccia calcarea ed è costituita da una galleria larga da due a cinque m. ed alta fino a quattro m. A quindici metri dall'ingresso attuale si trova la Sala del Focolare che conserva un'antica superficie preistorica di circa 45 mq. Addossato alla parete è ben visibile un focolare. Gli studi effettuati sui carboni del focolare dimostrano che la grotta fu abitata dall'uomo attorno al settimo millennio a.C. (mesolitico antico).

Si è però accertato che la grotta d'Ernesto è stata oggetto solamente di sporadiche presenze da parte dell'uomo, in particolare durante alcune battute di caccia. Nella parte più interna della grotta, ed in particolare in quella che viene chiamata Camera della Torcia, sono stati rinvenuti, accanto a numerosi carboni di legna, resti scheletrici di un orso bruno. Il Castelliere di Grigno Gli Euganei, antica popolazione dell'Italia settentrionale, dopo essere stati scacciati dai Veneti dalle loro sedi lungo le coste dell'Adriatico, verso il 1200 a. C. si stanziarono nelle zone alpine, fermandosi così anche in Valsugana.

A loro è attribuita la prima edificazione del “Castelliere di Grigno”, in destra Grigno, all'imbocco della Gola del Murèlo. La costruzione aveva scopo difensivo; era infatti circondata da barriere di pietra e legno con rudimentali torri lignee d'avvistamento. All'interno del Castelliere si rifugiarono, e spesso vi dimorarono per lungo tempo, le popolazioni delle zone limitrofe. Anche l'etimologia del nome “Castelliere” ci ricorda (come Casteler, Castelar ecc.) l'antica funzione difesiva del luogo. Verso il 1000, a seguito dello stanziamento a valle delle popolazioni locali, il Castelliere di Grigno mantenne la sua funzione difensiva e venne affidato ai Custodes Castri, famiglie locali, probabilmente riunite in consorteria, che avevano il compito di custodire e gestrire il luogo fortificato.

Verso il 400 a. C. si stanziarono nella zona di Grigno alcune tribù celtiche che attribuirono al torrente, confluente del fiume Brenta, il nome arcaico che anticiperà il successivo “Gringg”. Il significato del termine ci riporta al longobardo “Grimb”, stridore di denti, dovuto probabilmente al freddo. L'idronimo, e in seguito toponimo, Grigno racchiude in origine il riflesso dell'inospitalità e del freddo di questa zona.

La romanizzazione

La romanizzazione della Bassa Valsugana iniziò nel 172 a.C. quando i Romani entrarono a Feltre. L'importanza della Valsugana quale direttrice di transito in epoca romana è testimoniata dalla presenza della Via Claudia Augusta Altinate, tracciata da Druso e conoslidata dall' Imperatore Claudio ( da cui prende il nome). La strada partiva di Altino, sull' Adriatico, e raggiungeva il fiume Danubio, attraversando l'antica Tridentum (l'odierna Trento). Il ritrovamento, nella zona di Grigno, di una tomba di inumato e di alcune monete fanno pensare ad un insediamento romano-imperiale permanente.

Dalla Grina fameglia alle inondazini dell' '800 Quando nel 476 d.C. cadde l'Impero Romano d'Occidente, la Valsugana venne assegnata, con Teodorico, al vescovado di Feltre. Con l'arrivo dei Longobardi e del loro re Alboino (re dal 568 al 572) Grigno venne a far parte del ducato trevisano e fu presiediata da una decanìa, una decina, cioè, di guerrieri con relative famiglie, retta da un decano. La decanìa esautorò i “Custodes castri” che presiediavano il Castelliere e ne occuparono il presidio.

Con il passare del tempo una delle famiglie decanali si impose sulle altre famiglie: nacque la “Grina fameglia”. I Grino furono vassalli diretti del vescovo di Feltre, “domini et custodes” della rocca, titolari di allodio franco (le loro proprietà cioè erano trasmissibili ereditariamente e non soggette ad alcun onere, come accadeva invece con i feudi) legittimato dallo stesso Carlo Magno. Erano inoltre titolari del feudo longobardo, con potere di “banno”, potere sovrano di dare ordini e infliggere sanzioni ai trasgressori.

Il feudo di Grigno era costituito da un beneficium (patrimonio feudale), comprendente le vicinìe (paesi) da Selva a Martincelli. Il primo Grino di cui si conosca il nome è Beraldo Grigno che, nel 1093, partecipò volontario alla prima crociata sotto i comandi di Goffredo di Buglione. Grigno invece, in quanto villaggio sede di castello, di giurisdizione, di libera comunità rurale, entra documentatamente nella storia dalla fine del XII sec. (1184, in Grino). Più precisa è la sua documentazione nel secolo seguente, quando fu citato assieme ad Enego e Frizzòn (1202, cum Enego et Grigno et Frisone).

Il XIII sec. è importante per la storia di questa comunità perchè, nell'agosto 1261, nella “villa di Grigno, diocesi di Feltre, nell'orto ossia brolo degli eredi del fu Giovanni Poppi de Villa Grigni”, venne rogato il documento di acquisizione della montangna di Marcesina. Nel corso dei secoli gli abitanti di Grigno difesero strenuamente, anche “armata manu”, questa montagna e i diritti e i confini di legnatico-pascolo aderenti, contro le frequenti ingerenze delle comunità venete limitrofe. Il latifondo comunitario di Marcesina era collegato alla valle del Brenta dagli antichi tracciati stradali della Mulattiera della Pertega (da Grigno) e del sentiero delle Traversade (da Tezze,per Frizzòn, Val d'Antenne, Val Bruta).

La storia della Grina fameglia prosegue, intanto, strettamente legata alle vicende del vescovado feltrino ed agli avvenimenti storici che coinvolsero tutta l'Italia (in primo luogo il tormentato rapporto papato-impero). Nel 1314 i Grini, concentrati in Feltre, abbandonarono il feudo di Valsugana e, entrati nelle grazie dell'Imperatore, divennero ambasciatori e governatori in diverse città italiane.

Al posto dei signori di Grigno s'insediarono, in situazioni non ben chiarite, i da Castelnuovo-Caldonazzo, signori di Ivano alla cui giurisdizione Grigno fu annesso dopo l'occupazione scaligera (1333). Il castello fu preso e semi distrutto dai soldati di Francesco da Carrara, signore di Padova, che combatteva contro Biagio di Castelnuovo di Grigno. Quando, nel 1391, i Castelnuovo di Ivano vennero investiti di Grigno e Tesino da parte di Galeazzo Visconti di Milano, il castello appare ormai distrutto.

Entrato, assieme alla Valsugana Orientale, nell'orbita dello stato asburgico-tirolese, Grigno rimase centro proprio di giurisdizione, indipendente da quello di Ivano, al confine con la Repubblica Veneta di San Marco. Per questo motivo venne posta nei suoi territori una dogana con il compito di controllare le merci in entrata ed uscita dall'Impero. Per gestire tale servizio vennero mandate dalla corte imperiale delle persone di fiducia che conoscessero la lingua tedesca e che si occupassero della raccolata del dazio e del pedaggio. Il cognome Heidempergher trova la sua origine proprio in questo periodo. La presenza della dogana è causa diretta dell'aumento della popolazione e la vicinanza con la Repubblica Veneta ha riflessi anche sull'architettura urbana: le case edificate in quel periodo risentono dello stile veneziano. Sebbene Grigno fosse dotata di strumenti di autogoverno popolare fin dal XIII sec., la Carta di Regola fu redatta nel 1592, probabilmente su modello di una molto più antica.

Nel corso dei secoli successivi Grigno e la sua gente conobbero numerose invasioni militari, a partire dallo scontro tra le Signorie italiane alle guerre napoleoniche. Nel 1509 e nel 1514 le terre del borgo furono saccheggiate dai soldati veneziani.

Dal 1400 al 1800 il paese fu completamente bruciato per ben tre volte e fu gravemente danneggiato da due terribili inondazioni del torrente Grigno, quella del 1748 e quella del 1882.

La lunga crisi economica della seconda metà dellOttocento, aggravata dalle alluvioni, provocò anche nel Comune di Grigno, come in molti altri paesi del Trentino e dell'Italia, un'eccessiva emigrazione, anche verso l'America, soprattutto il Brasile. Nel 1876 emigrarono per il Brasile 200 persone, e 172 nel 1888 (O. Brentari). Nel primo e nel secondo dopoguerra il fenomeno riprese con vigore fino agli anni '60, verso il Tirolo e il Voralberg, la Svizzera, il Belgio e la Francia. Nel 1936 la popolazione legale era di 3776 abitanti, nel 1951 di 3.016, nel 1961 di 2.807, alla fine del 1975 di 2.602.

LA PRIMA GUERRA MONDIALE: terra di confine

Il 12 maggio 1866 in seguito al passaggio del Veneto al Regno d'Italia il confine tra Austria e Italia venne fissato tra i comuni di Cismon e Grigno, in località Martincelli, ove anticamente era arrivata la Repubblica di Venezia. Allo scoppio della prima guerra mondiale il Comune di Grigno era quindi a tutti gli effetti parte del Tirolo Italiano. La cosiddetta guerra italo-austriaca iniziò il 24 maggio 1915: il sottosettore Valsugana divenne il più orientale dei cinque sottosettori nei quali era suddiviso il fronte del Tirolo del Sud. Molteplici furono, da parte dell'Impero Austro-Ungarico, le chiamate alle armi che coinvolsero gli abitanti del Comune di Grigno, l'ultima avvenne il 20 maggio 1915. La mattina del 21 maggio 1915 venne dato l'ordine di sgombrare il paese per l'imminente attacco italiano; poco dopo infatti Grigno ed i paesi limitrofi divennero italiane e, fedeli sudditi dell' imperatore Francesco Giuseppe I, accolsero i nuovi arrivati con diffidenza e timore: contro di loro infatti stavano combattendo i loro militari. La popolazione civile fu fatta evacuare verso il Veneto e verso il resto d'Italia. Treni carichi di profughi partirono anche dalla stazione ferroviaria di Grigno.

Nel settembre 1917 circa 40.000 soldati italiani vennero ammassati tra Strigno, Grigno ed il Tesino in attesa di penetrare in territorio tirolese. Ma il crollo del fronte italiano sull'Isonzo causò l'evacuazione delle truppe regie anche dalle linee della Valsugana. Con il crollo finale dell'Impero Asburgico il Comune di Grigno e tutta la Valsugana passarono definitivamente al Regno d'Italia. LA SECONDA GUERRA MONDIALE: rombi di motore Nel 1944 la Valsugana, come il resto del Trentino, faceva parte dell'Alpenvorland, la zona di operazioni di guerra delle Prealpi. Con decreto del 7 gennaio 1944 si istituì nella nostra provincia il TODT, organismo con compiti di lavoro a fini militari, e il CST, il Corpo di Sicurezza Trentino, con compiti di polizia e controllo. Vi dovevano partecipare “tutti i cittadini di sesso maschile delle classi dal 1894 al 1926 incluso, che hanno residenza nel territorio della zona di operazione nelle Prealpi”. A Grigno vennero costruite delle baracche per ospitare gli uomini che dovevano partecipare ai lavori; alcune donne del paese si occupavano della cucina, organizzando i pasti per i militari e gli operai. Questi ultmi dovevano occuparsi delle fortificazioni, della viabilità stradale e del ripristino dei ponti danneggiati dai bombardamenti. E proprio dei bombardamenti della primavera 1945 è ancor'oggi vivo il ricordo fra gli anziani del paese. Nell'inverno 1944-45 quasi ogni giorno bombardieri e cacciabombardieri alleati volavano sulla Valsugana: gli angloamericani infatti volevano interrompere il traffico lungo la valle del Brenta per impedire l'approvvigionamento alle truppe tedesche combattenti in Italia e impedire poi una loro ordinata ritirata quando avrebbero inferto l'ultimo attacco per liberare la Pianura Padana. La mattina di mercoledì 7 febbraio, verso le 8.00, due “picchiatelli” (così venivano indicati i cacciabombardieri che, scendendo in picchiata dalla Val Caliera, puntavano sul fondovalle prendendo d'infilata il paese per risalire sopra Selva) si buttarono sulla stazione di Grigno colpendo una locomotiva e il deposito vagoni; il pomeriggio di domenica 11 febbraio tornarono per la terza volta e colpirono il medesimo obiettivo. Il mattino del 7 marzo, verso le 12.30, 6 “picchiatelli” iniziarono a perlustrare la zona del paese fino a quando, scendendo in picchiata dalla montagna sganciarono 11 bombe sui ponti, causando ingenti danni alle abitazioni. Nel pomeriggio 4 apparecchi bombardarono una seconda volta. Le bombe questa volta causarono l'interruzione dello stradone e della strada ferrata. Il paese, già stremato e semidistrutto subì ulteriori e pesanti bombardamenti il 18 e il 19 marzo durante i quali venne completamente distrutto l'albergo Al Ponte e colpito il ponte della ferrovia. Due grosse pietre finirono in chiesa, sui gradini dell'altar maggiore e sulla navata centrale all'altezza dell'altare di s. Antonio. Anche il mese di aprile fu terribile; i bombardamenti si susseguirono colpendo numerose abitazioni, distruggendo il tetto della chiesa e abbattendo nuovamente il ponte. La guerra finalmente finì lasciando il gravoso compito agli abitanti del comune di Grigno, come al resto d'Italia, di iniziare la lunga e difficile ricostruzione.